ENPAPI per gli infermieri liberi professionisti
Gli infermieri iscritti all'Ordine delle professioni infermieristiche che esercitano attività libero-professionale versano all'ENPAPI, la cassa di previdenza della categoria, un contributo soggettivo pari al 16% del reddito professionale netto, che si può scegliere di aumentare fino al 23%, e un contributo integrativo del 4% esposto in fattura, con un minimo annuo per ciascuno dei due. È una posizione che riguarda tipicamente chi presta assistenza domiciliare privata, chi lavora con cooperative sociosanitarie in partita IVA, o chi affianca turni in RSA e in strutture private a un eventuale rapporto di lavoro dipendente nel pubblico. Quando l'infermiere è anche dipendente ospedaliero, la posizione ENPAPI riguarda solo l'attività libero-professionale, mentre sul rapporto di lavoro dipendente restano i contributi INPS ordinari gestiti dal datore di lavoro, e le due posizioni, che non si sovrappongono, vanno tenute distinte con chiarezza in dichiarazione. Per il dipendente pubblico, poi, la libera professione è ammessa solo nei limiti delle regole sull'incompatibilità del pubblico impiego e delle deroghe previste per il personale sanitario, che sono state più volte prorogate e vanno controllate con l'azienda di appartenenza prima ancora di aprire la partita IVA.
ENPAB per biologi e nutrizionisti
I biologi iscritti all'Ordine, compresi i biologi nutrizionisti che esercitano attività di consulenza alimentare nell'ambito delle proprie competenze professionali, versano all'ENPAB un contributo soggettivo pari al 15% del reddito professionale, con un minimo annuo, e un contributo integrativo del 4% esposto in fattura, dovuto anche quando il committente è una pubblica amministrazione. È una categoria che spesso lavora sia in proprio, con uno studio di consulenza nutrizionale o un laboratorio di analisi, sia in collaborazione con centri medici, palestre o farmacie, e ciascun rapporto va qualificato con attenzione, perché la forma della collaborazione incide sul trattamento fiscale e contributivo tanto quanto il contenuto della prestazione resa. Chi si presenta come nutrizionista senza essere iscritto all'albo dei biologi, dei dietisti o dei medici non esercita una professione sanitaria, e le sue consulenze non godono dell'esenzione IVA delle prestazioni sanitarie.
Gestione Separata per i dietisti
Il dietista, professione sanitaria iscritta all'albo TSRM-PSTRP, non ha una cassa previdenziale di categoria e versa i contributi alla Gestione Separata INPS come i fisioterapisti e gli altri professionisti sanitari senza cassa propria. Chi arriva da fuori dal settore confonde spesso le due figure, perché biologo nutrizionista e dietista possono lavorare fianco a fianco nello stesso studio, offrendo prestazioni affini al paziente, ma versano a enti previdenziali diversi con regole di calcolo distinte.
Esenzione IVA, Sistema Tessera Sanitaria e prestazioni verso privati e strutture
Le prestazioni sanitarie con finalità di diagnosi, cura e riabilitazione rese da queste figure professionali rientrano nell'esenzione IVA dell'articolo 10 del DPR 633/1972, con fattura emessa senza applicazione dell'imposta e bollo di 2 euro sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro. Infermieri, biologi e dietisti comunicano al Sistema Tessera Sanitaria le prestazioni pagate dai pazienti, salvo opposizione del paziente, e dal 2025 l'invio è annuale, entro il 31 gennaio dell'anno successivo. Quando il compenso arriva non dal paziente ma da una struttura (una RSA, una cooperativa, un centro medico) resta da stabilire se il rapporto è una prestazione professionale autonoma fatturata alla struttura o ha caratteristiche più vicine a una collaborazione continuativa, e la distinzione condiziona contributi, ritenute e responsabilità di entrambe le parti.
Il regime forfettario per chi comincia
Per infermieri, biologi e nutrizionisti che aprono la partita IVA il coefficiente di redditività forfettario applicabile alle attività professionali sanitarie e assimilate è il 78%, entro le soglie di 85.000 e 100.000 euro descritte in Forfettario: cosa succede se superi 85.000 euro e cosa se superi 100.000 e verificabili con il nostro calcolatore del regime forfettario. Per chi somma un reddito da lavoro dipendente a quello da libera professione le soglie di 85.000 e 100.000 euro si misurano sui soli compensi professionali, ma non può applicare il forfettario chi nell'anno precedente ha avuto redditi di lavoro dipendente oltre 35.000 euro, limite in vigore per il 2025 e il 2026, salvo che il rapporto sia cessato senza una pensione, perché la pensione conta come reddito da lavoro dipendente, né chi fattura in prevalenza al proprio datore di lavoro, attuale o dei due anni precedenti. Il quadro complessivo della dichiarazione va quindi costruito tenendo conto di entrambe le fonti di reddito fin dall'inizio dell'anno, non solo in sede di dichiarazione.
Cosa facciamo per infermieri, biologi e nutrizionisti
Seguiamo l'apertura della posizione e l'individuazione della cassa corretta fra ENPAPI, ENPAB e Gestione Separata, la scelta del regime fiscale, la corretta fatturazione delle prestazioni verso pazienti e verso strutture, l'invio al Sistema Tessera Sanitaria, la dichiarazione dei redditi anche per chi somma attività dipendente e libero-professionale. Lo studio è in Via Cipro 40 a Brescia; seguiamo anche professionisti fuori provincia a distanza.
La prima consulenza è gratuita e la dedichiamo a esaminare i diversi rapporti di lavoro in corso e la cassa di competenza, prima di qualsiasi indicazione.
Domande frequenti
Come si incrociano le due posizioni se sono infermiere dipendente in ospedale e faccio anche turni in RSA con partita IVA?
Restano distinte, perché sul rapporto di lavoro dipendente versa i contributi INPS il datore di lavoro, mentre sull'attività libero-professionale versi all'ENPAPI in base al reddito prodotto con quell'attività, dichiarando entrambe le fonti nella stessa dichiarazione dei redditi. Se il datore di lavoro è pubblico, prima di tutto va verificato che la libera professione sia ammessa dalle regole sull'incompatibilità.
Un biologo nutrizionista versa alla stessa cassa di un dietista?
No, il biologo nutrizionista versa all'ENPAB come tutti i biologi iscritti all'Ordine, mentre il dietista, non avendo una cassa di categoria, versa alla Gestione Separata INPS.
Le consulenze nutrizionali sono sempre esenti da IVA?
Se le rende un biologo iscritto all'albo o un dietista e hanno finalità di tutela della salute, cioè di diagnosi, cura e riabilitazione, rientrano nell'esenzione prevista per le prestazioni sanitarie. Le consulenze con finalità diverse, ad esempio puramente estetiche o di benessere generico, sono imponibili, e lo stesso vale per chi si presenta come nutrizionista senza essere iscritto a un albo sanitario.
Conviene il forfettario a chi lavora sia come dipendente sia come libero professionista sanitario?
Le soglie di 85.000 e 100.000 euro si misurano sui compensi professionali, ma il forfettario è escluso per chi nell'anno precedente ha avuto redditi di lavoro dipendente oltre 35.000 euro, salvo che il rapporto sia cessato senza una pensione, e per chi fattura in prevalenza al proprio datore di lavoro. Sotto quel limite resta spesso accessibile, e la convenienza va comunque calcolata considerando l'effetto complessivo delle due fonti di reddito in dichiarazione.
Strumenti utili
Lo scadenzario mostra le scadenze del tuo profilo e le porta nel calendario del telefono, mentre il calcolatore stima in un minuto imposte e contributi del forfettario.
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