Via Cipro 40 · 25124 Brescia ODCEC Brescia n. 2183/A
Studio Professionale Molinari Studio MolinariDottore Commercialista · Revisore Legale Contattaci
Studio P. Molinari — Dottore Commercialista

Calcolatore e simulatore del regime forfettario 2026

Un calcolatore e simulatore gratuito del regime forfettario: prima verifichiamo se puoi usarlo, poi confrontiamo tassazione, contributi e scadenze. Simulazione indicativa dello Studio Molinari, commercialista a Brescia — la scelta si fa insieme, in studio.

1Puoi usare il regime forfettario? — mini questionario

Sei già in possesso di partita IVA?se sì, indica la data in cui l'hai aperta, così sappiamo fino a quando spetta il 5%
L'anno scorso hai avuto redditi di lavoro dipendente o pensione oltre 35.000 euro?
Oltre metà del fatturato andrà al tuo attuale datore di lavoro o a un ex datore degli ultimi 2 anni?non conta il praticantato obbligatorio
Hai quote in società di persone, associazioni o imprese familiari, oppure controlli una SRL che fa la tua stessa attività?
Applicherai un regime IVA speciale, o venderai prevalentemente fabbricati, terreni edificabili o auto nuove?
Risiedi fuori da Italia / UE / SEE?
È la prosecuzione di un'attività che già svolgevi (anche come dipendente)?non esclude il forfettario, ma toglie l'aliquota 5% dei primi 5 anni

2La tua situazione

3Quanto ti resta in tasca

Hai già un codice di accesso?
🔒 Grafico di dettaglio
Sblocca tutto — 10 €
Compreso nell'unico sblocco da 10 €.

4Quando si paga — i primi tre anni, scadenza per scadenza

🔒 Il tuo calendario di scadenze
Quando e quanto versi nei primi tre anni — saldo e acconti, mese per mese — con i tuoi importi. Compreso nell'unico sblocco da 10 €.
Sblocca tutto — 10 €

5Vuoi che lo Studio verifichi i tuoi numeri?

Questa è una stima indicativa. Lasciaci la tua email: un professionista dello Studio verifica gratuitamente la tua situazione reale — requisiti, convenienza tra i regimi e scadenze — e ti ricontatta.

Simulazione a scopo puramente illustrativo, parametri aggiornati al 15/07/2026; parametri INPS artigiani e commercianti verificati il 17/09/2026 su circ. INPS 14/2026. Il questionario copre le cause di esclusione più frequenti in forma semplificata e non sostituisce la verifica dello Studio; l'IRPEF è calcolata in via prudenziale senza detrazioni d'imposta; contributi per cassa sull'anno a regime. I risultati non costituiscono consulenza né parere professionale.
Studio P. Molinari — Via Cipro 40, 25124 Brescia — pierlorenzo@studiopmolinari.it

Domande frequenti sul regime forfettario

Chi può usare il regime forfettario nel 2026?

Possono accedere le persone fisiche con partita IVA che nell'anno precedente hanno incassato ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro, importo che va ragguagliato ad anno se l'attività è iniziata in corso d'anno, e che non ricadono in una delle cause di esclusione previste dalla legge. Le più frequenti sono l'aver percepito nell'anno precedente redditi da lavoro dipendente o assimilati oltre la soglia stabilita, il controllo di una società a responsabilità limitata che svolge attività riconducibile a quella della partita IVA, e la partecipazione a società di persone o ad associazioni professionali.

Come si calcola il reddito con il forfettario?

Non si sottraggono i costi effettivamente sostenuti. Ai ricavi e ai compensi incassati nell'anno si applica un coefficiente di redditività stabilito dalla legge in base al codice ATECO dell'attività: il risultato è il reddito imponibile, dal quale si deducono soltanto i contributi previdenziali effettivamente versati. È la ragione per cui il forfettario conviene a chi ha pochi costi e penalizza chi ne ha molti.

Quanta imposta si paga?

Un'imposta sostitutiva del 15%, che prende il posto dell'IRPEF e delle addizionali regionali e comunali. Per le attività davvero nuove l'aliquota scende al 5% per i primi cinque anni, a condizione che ricorrano i requisiti di novità richiesti dalla norma: è un punto su cui conviene una verifica preventiva, perché l'aliquota ridotta spetta solo dall'inizio e non si recupera dopo.

Quali contributi previdenziali si versano?

Dipende dall'inquadramento e non dal regime fiscale. I professionisti senza cassa versano alla Gestione separata INPS in percentuale sul reddito, quindi non pagano nulla se non guadagnano; artigiani e commercianti versano invece contributi fissi dovuti anche in assenza di reddito, più una quota sulla parte eccedente il minimale. Chi è iscritto alla gestione artigiani o commercianti e applica il forfettario può chiedere la riduzione contributiva del 35%. I professionisti iscritti a una cassa privata seguono il regolamento della propria cassa.

Come funziona la riduzione contributiva del 35%?

Spetta a chi è iscritto alla gestione artigiani o commercianti e applica il forfettario, e non è automatica, perché va chiesta all'INPS con domanda telematica entro il 28 febbraio dell'anno per il quale la si vuole se l'attività era già aperta, mentre chi si iscrive durante l'anno la comunica appena ricevuto il provvedimento di iscrizione. La riduzione opera sui soli contributi IVS e lascia fuori il contributo di maternità, che resta dovuto per intero, per cui la percentuale effettiva di risparmio è poco sotto il 35%. Quando i contributi versati restano sotto quelli dovuti sul minimale, l'anno non si accredita per intero ai fini della pensione. I mesi non accreditati non si recuperano versando più tardi, per cui quello che si risparmia in cassa si perde in anzianità: vale la pena valutare l'impatto sulla propria posizione previdenziale prima di presentare la domanda.

Se ho un lavoro dipendente a tempo pieno devo versare i contributi INPS come commerciante?

Dipende da quale delle due attività risulta prevalente. Per il commerciante il criterio è il confronto tra tempo dedicato e reddito prodotto: se il lavoro dipendente a tempo pieno assorbe più tempo e rende di più, l'attività commerciale è non prevalente e può non esserci l'iscrizione alla gestione commercianti, quindi nessun contributo sul reddito d'impresa, maternità compresa. L'accertamento si chiede all'INPS in ComUnica, all'apertura della partita IVA. In un anno in cui il reddito d'impresa supera lo stipendio la valutazione può ribaltarsi, con iscrizione retroattiva, contributi arretrati e sanzioni. La riduzione del 35% e questo scenario non si sommano, perché senza iscrizione non c'è nulla da ridurre. Per gli artigiani l'altra occupazione non esonera dai contributi, e la prevalenza si misura tra lavoro personale e capitale investito nell'attività. Nel calcolatore, scegliendo Commerciante e spuntando il lavoro dipendente a tempo pieno, il prospetto viene calcolato senza contributi INPS, con il confronto per il caso in cui l'INPS ti iscriva.

Con il forfettario posso vendere online in tutta Europa?

Sì, e il regime fiscale non cambia, mentre cambia l'IVA. Sulle vendite a privati di altri Paesi dell'Unione hai tre situazioni. Sotto 10.000 euro di vendite annuali a consumatori UE: applichi le regole ordinarie, senza cambiamenti. Sopra 10.000 euro: puoi registrarti al regime OSS (One Stop Shop) per versare l'IVA dello Stato del consumatore con dichiarazioni trimestrali da un'unica piattaforma presso l'Agenzia delle Entrate. In alternativa esiste il regime transfrontaliero di franchigia IVA, che richiede di verificare con lo Studio le condizioni: volume d'affari annuo nell'Unione non oltre 100.000 euro (misurato sull'anno precedente e su quello in corso), rispetto della soglia nazionale dello Stato in cui si chiede l'esenzione, disponibilità del regime negli Stati dove si spedisce (non tutti lo hanno adottato), comunicazione preventiva all'Agenzia e comunicazioni trimestrali. Sugli acquisti intracomunitari la soglia rimane 10.000 euro e comporta iscrizione al VIES, integrazione della fattura con l'IVA italiana e versamento entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre solare, senza diritto di detrazione. Il monitoraggio della soglia è la prima cosa da impostare prima di iniziare a spedire.

Il forfettario applica l'IVA e la ritenuta d'acconto?

No a entrambe, nelle operazioni nazionali. In fattura non si addebita IVA e non si detrae quella sugli acquisti, e i compensi non subiscono ritenuta d'acconto. Se vendi beni a privati di altri Paesi dell'Unione sopra 10.000 euro l'anno, l'IVA diventa dovuta nel Paese del consumatore. Resta dovuta l'imposta di bollo sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro: se viene riaddebitata al cliente concorre a formare i ricavi, e quindi entra nel conteggio della soglia.

Che cosa succede se supero la soglia?

Occorre distinguere. Se gli incassi superano 85.000 euro restando entro 100.000, si esce dal regime a partire dall'anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro in corso d'anno l'uscita è immediata, con obbligo di applicare l'IVA già dall'operazione che ha determinato il superamento. A differenza della soglia di 85.000 euro, quella di 100.000 non si ragguaglia ai mesi di attività.

Con il forfettario si perdono le detrazioni?

La risposta che si legge spesso, cioè che il forfettario non detrae nulla, è imprecisa su due punti. È vero che il reddito assoggettato a imposta sostitutiva non consente di utilizzare le detrazioni IRPEF, semplicemente perché non c'è IRPEF su cui farle valere. Ma se nello stesso anno esistono altri redditi soggetti a IRPEF, per esempio da lavoro dipendente o da locazione, le detrazioni si utilizzano su quelli. E i contributi previdenziali versati restano in ogni caso deducibili dal reddito forfettario.

Si possono avere dipendenti o collaboratori?

Sì, ma entro un limite: la spesa complessiva per lavoro dipendente e per prestazioni assimilate non deve superare 20.000 euro lordi l'anno. Superata quella soglia si esce dal regime.

Se rivendo beni usati, il forfettario è ancora applicabile?

La rivendita di beni usati acquistati da privati segue di regola il regime del margine, che è un regime IVA speciale e come tale non convive con il forfettario (art. 1 c. 57 lett. a L. 190/2014). Chi quel regime non lo ha mai applicato, tipicamente perché apre adesso, può entrare direttamente nel forfettario; chi lo applica già deve prima optare per l'IVA ordinaria sull'intera attività, con effetto dall'anno dopo. È una verifica da fare sul caso concreto con lo Studio.

Come funzionano i contributi se sono un produttore assicurativo iscritto RUI sez. E?

I produttori di assicurazione di terzo e quarto gruppo, cioè chi intermedia fuori dai locali dell'agenzia ed è iscritto alla sezione E del RUI, restano nella gestione commercianti INPS ma non versano i contributi fissi: pagano solo una percentuale sul reddito effettivo, senza il minimale da sottrarre. Nel 2026 l'aliquota è del 24,48% fino a 56.224 euro di reddito e del 25,48% sulla parte eccedente, più 7,44 euro l'anno di contributo di maternità. L'inquadramento però non discende in automatico dall'iscrizione alla sezione E, che comprende anche figure diverse: lo riconosce l'INPS guardando come si lavora in concreto, e va quindi verificato sulla singola posizione. I contributi seguono le scadenze delle imposte sui redditi e si calcolano nel quadro RR del modello Redditi PF, senza acconti nel primo anno; dall'anno successivo al 30 giugno si versano insieme saldo e primo acconto, al 30 novembre il secondo acconto. La riduzione del 35% spetta anche qui, ma senza minimale l'anno si accredita già in proporzione a quanto si versa: sotto una certa soglia di incassi la riduzione allarga il vuoto di contribuzione, e i mesi scoperti non si recuperano versando più tardi.

Se stai valutando di aprire, sulla pagina dedicata all'apertura della partita IVA trovi i passaggi concreti e come funziona la prima consulenza gratuita dello Studio.

Le risposte hanno finalità informativa e riguardano le situazioni più ricorrenti: la verifica dei requisiti e della convenienza va fatta sul caso concreto.