INPS commercianti e corrispettivi
Chi vende al dettaglio o all'ingrosso in forma di ditta individuale o come socio lavoratore si iscrive alla gestione commercianti dell'INPS, con un fisso mensile 2026 di 384,31 euro dovuto indipendentemente dall'utile dell'esercizio, oltre a un contributo a percentuale sulla parte di reddito che eccede il minimale. Chi vende al pubblico nel negozio memorizza e trasmette i corrispettivi con il registratore telematico ed emette il documento commerciale, che ha sostituito lo scontrino fiscale, e dal 1° gennaio 2026 deve tenere il POS collegato al registratore, perché anche i dati degli incassi elettronici giornalieri arrivino all'Agenzia delle Entrate. Chi vende solo ad altre partite IVA lavora invece con la fattura elettronica, senza l'obbligo dei corrispettivi.
Le rimanenze di magazzino e la loro valutazione
Nel commercio il magazzino pesa sul reddito più che in molte attività di servizi, e in modo diverso secondo la contabilità tenuta, perché in contabilità ordinaria, obbligatoria per le società di capitali e per chi supera le soglie della semplificata, le rimanenze finali di merci concorrono a formare il reddito dell'esercizio e vanno valutate con un criterio coerente nel tempo, fra quelli che la norma fiscale ammette, cioè il costo specifico, la media ponderata, il FIFO o il LIFO a scatti e, per chi vende al minuto, anche il metodo del prezzo al dettaglio. In contabilità semplificata, invece, dal 2017 il reddito si determina per cassa, gli acquisti di merce si deducono quando vengono pagati e le rimanenze non entrano più nel calcolo del reddito, anche se la conta resta utile per leggere i margini reali. In entrambi i casi un magazzino sottovalutato o sopravvalutato, anche in buona fede, falsa il quadro dell'attività e può generare rilievi in sede di controllo, per cui la conta e la valorizzazione di fine anno le seguiamo insieme al cliente, anziché limitarci a riceverne il risultato.
IVA con acquisti intra-UE e VIES
Chi acquista merce da fornitori di altri paesi dell'Unione Europea deve essere iscritto al VIES, l'archivio dei soggetti abilitati alle operazioni intracomunitarie, perché senza l'iscrizione il fornitore estero non trova la partita IVA nell'archivio e fattura con l'IVA del proprio paese, come farebbe con un privato. Negli acquisti intracomunitari il fornitore fattura senza IVA e l'acquirente italiano integra la fattura e assolve l'imposta con il meccanismo dell'inversione contabile, rispettando termini di registrazione e di comunicazione propri che non si esauriscono con il pagamento del fornitore, mentre le vendite a clienti con partita IVA di altri paesi UE sono cessioni non imponibili.
Forfettario al 40% e i suoi limiti per chi vende merce
Il regime forfettario applica al commercio al dettaglio e all'ingrosso un coefficiente di redditività del 40%, mentre gli agenti e rappresentanti di commercio hanno il 62% e il commercio ambulante di prodotti non alimentari il 54%. L'imposta sostitutiva si calcola quindi sul 40% dell'incassato e il resto è considerato costo in modo forfettario, senza poter dedurre gli acquisti reali di merce. Per chi ha un magazzino consistente e margini stretti sulla rivendita il forfettario mostra qui il suo limite, perché il vantaggio si assottiglia man mano che i costi di acquisto superano il 60% del venduto e, quando arrivano intorno al 70% o oltre, la contabilità semplificata con la deduzione dei costi reali può risultare più conveniente. Nel commercio pesa anche la soglia di 85.000 euro, che si misura sui ricavi e non sul guadagno e che un negozio con buoni volumi raggiunge presto. Il confronto va fatto sui numeri reali dell'attività e non sull'apparente semplicità del regime.
Vendite online e marketplace
Chi vende tramite un proprio sito di e-commerce o attraverso i marketplace applica, per le vendite a clienti in Italia, le stesse regole IVA del commercio al dettaglio, con una differenza sui corrispettivi, perché le vendite online a privati sono assimilate alle vendite per corrispondenza e sono esonerate dalla memorizzazione e trasmissione telematica. Restano l'annotazione dei corrispettivi nell'apposito registro e l'obbligo di emettere la fattura se il cliente la chiede. Per le vendite a distanza verso consumatori di altri paesi UE, quando il totale di queste vendite e dei servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici resi a privati UE supera i 10.000 euro nell'anno precedente o in quello in corso, l'IVA è dovuta nel paese di destinazione del cliente e si può versare tramite il regime speciale OSS, che evita di identificarsi in ciascuno stato membro.
Gli errori più frequenti che vediamo
Il primo è l'apertura del forfettario senza aver stimato l'incidenza reale dei costi di acquisto merce, scelta che si scopre sbagliata solo a fine anno. Il secondo è l'omessa iscrizione al VIES prima del primo acquisto intracomunitario, che complica la regolarizzazione successiva. Il terzo è la valutazione del magazzino fatta a stima invece che su un inventario reale, che rende il bilancio poco affidabile proprio nell'anno in cui serve di più, tipicamente in vista di un finanziamento o della cessione dell'attività.
Cosa facciamo per negozi e commercio
Seguiamo la scelta fra forfettario e semplificata, verificabile in prima battuta con il nostro calcolatore del regime forfettario, l'iscrizione VIES e la gestione degli acquisti intracomunitari, la valorizzazione di fine anno del magazzino, la contabilità e le liquidazioni IVA, l'assistenza per chi vende online in Italia e all'estero. Lo studio è in Via Cipro 40 a Brescia; seguiamo anche negozi e grossisti fuori provincia con contabilità gestita a distanza.
La prima consulenza è gratuita e la usiamo per fotografare tipo di merce trattata, canali di vendita e peso del magazzino, prima di ogni indicazione.
Domande frequenti
Conviene il forfettario a un negozio con un magazzino consistente?
Dipende dall'incidenza reale dei costi di acquisto, perché con margini stretti, indicativamente con costi intorno al 70% del venduto o più, la deduzione analitica della contabilità semplificata può risultare più conveniente del coefficiente forfettario del 40%, e perché la soglia di 85.000 euro si misura sui ricavi.
Serve il VIES per comprare merce da un fornitore di un altro paese UE?
Sì, perché senza l'iscrizione al VIES gli acquisti intracomunitari non vengono riconosciuti come tali e il fornitore estero può applicare l'IVA del proprio paese invece di trattare l'operazione come cessione intracomunitaria.
Come si valuta il magazzino di fine anno?
In contabilità ordinaria con un criterio coerente nel tempo fra quelli ammessi, come la media ponderata, il FIFO o il LIFO a scatti, mentre in contabilità semplificata le rimanenze non incidono più sul reddito. In entrambi i casi la conta fisica delle giacenze è il punto di partenza indispensabile e non un'operazione formale.
Chi vende online deve fare i corrispettivi telematici come un negozio fisico?
No, perché le vendite online a privati sono esonerate dalla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, anche se vanno annotate nel registro dei corrispettivi e documentate con fattura se il cliente la chiede. Per le vendite a consumatori di altri paesi UE, oltre la soglia di 10.000 euro annui, l'IVA si applica nel paese di destinazione, anche tramite il regime OSS.
Strumenti utili
Lo scadenzario mostra le scadenze del tuo profilo e le porta nel calendario del telefono, mentre il calcolatore stima in un minuto imposte e contributi del forfettario.
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