La soglia dei redditi da lavoro dipendente per il forfettario
Il regime forfettario è precluso a chi nell'anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati oltre 30.000 euro (art. 1 c. 57 lett. d-ter L. 190/2014), e fra questi redditi rientrano anche le pensioni. Per gli anni 2025 e 2026 la soglia è elevata a 35.000 euro (art. 1 c. 12 L. 207/2024, prorogato dall'art. 1 c. 27 L. 199/2025), e dal 2027 tornerà a 30.000 euro salvo una nuova proroga. La verifica si ripete ogni anno sui redditi dell'anno precedente, per cui per il 2026 contano gli stipendi o la pensione del 2025 e per il 2027 quelli del 2026, confrontati con il limite di 30.000 euro se non interverrà una proroga. La soglia non conta se il rapporto di lavoro è cessato, mentre resta rilevante per chi percepisce una pensione, che vale come reddito da lavoro dipendente.
Chi fattura soprattutto al datore di lavoro attuale o recente
Resta escluso dal forfettario, per una causa spesso ignorata, chi fattura in prevalenza al proprio datore di lavoro attuale, o a un datore di lavoro dei due periodi d'imposta precedenti, oppure a soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a quel datore di lavoro (art. 1 c. 57 lett. d-bis L. 190/2014). La norma vuole evitare che un rapporto di lavoro dipendente venga in parte trasformato in una collaborazione autonoma fittizia solo per applicare un regime fiscale più favorevole. Chi apre la partita IVA per svolgere un'attività effettivamente diversa e verso clienti diversi dal proprio datore di lavoro non rientra in questa causa di esclusione, ma va verificato caso per caso quando i confini fra le due attività non sono netti.
Gestione separata con aliquota ridotta per chi ha altra copertura
Chi apre la partita IVA come libero professionista senza cassa propria, e quindi si iscrive alla Gestione separata dell'INPS, versa per il 2026 il 24% se è già pensionato o iscritto a un'altra gestione previdenziale obbligatoria, come avviene per un dipendente, contro il 26,07% di chi non ha altra copertura (circolare INPS n. 8 del 03/02/2026). In questo caso avere già un lavoro dipendente riduce il peso previdenziale della seconda attività, cosa che accade in poche altre situazioni. Se invece l'attività è commerciale o artigiana, l'iscrizione alla gestione commercianti o artigiani dipende dal fatto che sia svolta con abitualità e prevalenza, e va valutata caso per caso.
Le regole per i dipendenti pubblici
Il dipendente pubblico a tempo pieno, o a tempo parziale oltre il 50% dell'orario, non può esercitare il commercio, l'industria o una professione (art. 60 DPR 3/1957, richiamato dall'art. 53 D.Lgs. 165/2001), e l'amministrazione non può autorizzarlo ad aprire una partita IVA per un'attività abituale. Può invece svolgere incarichi retribuiti occasionali se conferiti o autorizzati in anticipo dalla propria amministrazione, mentre alcune attività, come la collaborazione a giornali e riviste, l'utilizzo economico delle proprie opere dell'ingegno, la partecipazione a convegni e seminari e la docenza, non richiedono l'autorizzazione. Chi lavora a tempo parziale non oltre il 50% può esercitare un'attività professionale e iscriversi all'albo (art. 1 c. 56 L. 662/1996), purché l'attività non sia in conflitto di interessi con l'amministrazione, che non può comunque conferirgli incarichi professionali. Alcuni comparti, come la scuola, hanno regole proprie, e la verifica va fatta prima dell'apertura della partita IVA, non dopo aver già iniziato a fatturare. Per i dipendenti privati la libertà è generalmente maggiore, salvo i limiti che possono derivare dal contratto individuale o dal contratto collettivo in materia di esclusiva e non concorrenza.
Il cumulo dei redditi in dichiarazione
Chi ha sia un reddito da lavoro dipendente sia un reddito da partita IVA in regime forfettario presenta la dichiarazione dei redditi delle persone fisiche, non il solo modello 730. Il reddito forfettario è tassato con l'imposta sostitutiva propria del regime e non si somma al reddito da lavoro dipendente ai fini dell'aliquota IRPEF progressiva, ma concorre comunque al reddito complessivo di riferimento utilizzato per calcolare altre soglie, come quella del trattamento integrativo o di alcuni bonus collegati al reddito. Per questo, in alcuni casi, aprire una partita IVA forfettaria può far perdere l'accesso a un bonus legato al reddito dipendente, pur senza aumentare l'imposta dovuta sul reddito da lavoro.
Quando conviene la prestazione occasionale invece della partita IVA
Per un'attività effettivamente saltuaria aprire una partita IVA non è sempre necessario, perché la prestazione di lavoro autonomo occasionale si documenta con una ricevuta, sulla quale il committente che è sostituto d'imposta applica la ritenuta d'acconto del 20%. Non esiste però una soglia di importo sotto la quale l'attività resta occasionale per legge. La soglia di 5.000 euro annui di cui si sente spesso parlare è solo previdenziale, perché oltre quell'importo di reddito da lavoro autonomo occasionale scatta l'iscrizione alla Gestione separata dell'INPS sulla parte eccedente (art. 44 c. 2 D.L. 269/2003), mentre ai fini fiscali ciò che rende necessaria la partita IVA è l'abitualità dell'attività. La scelta va quindi fatta guardando la continuità attesa dell'attività, non solo l'importo del singolo incarico, e per il dipendente pubblico anche l'incarico occasionale richiede l'autorizzazione dell'amministrazione.
Cosa facciamo per dipendenti e pensionati con partita IVA
Seguiamo la verifica delle condizioni di accesso al forfettario per chi ha già un reddito da lavoro dipendente, la valutazione della causa di esclusione legata alla fatturazione verso il datore di lavoro, l'inquadramento previdenziale in Gestione separata con l'aliquota corretta, e la scelta fra apertura della partita IVA e prestazione occasionale per le attività saltuarie. Per una prima stima del carico fiscale puoi usare il nostro calcolatore del regime forfettario. Lo studio è in Via Cipro 40 a Brescia, ma seguiamo anche dipendenti e pensionati con attività fuori provincia, gestita a distanza.
La prima consulenza è gratuita e la usiamo per verificare i requisiti di accesso al regime e il rapporto con l'attività di lavoro dipendente, prima di ogni indicazione.
Domande frequenti
Un dipendente può aprire la partita IVA in regime forfettario?
Sì, a condizione che il reddito da lavoro dipendente o da pensione dell'anno precedente non superi la soglia prevista, elevata a 35.000 euro per il 2025 e il 2026 e destinata a tornare a 30.000 euro dal 2027 salvo proroga, e che non ricorrano le altre cause di esclusione previste dalla norma.
Si può fatturare al proprio datore di lavoro con la partita IVA?
Si può, ma il forfettario è escluso se l'attività è svolta in prevalenza verso il datore di lavoro attuale, verso quello dei due anni precedenti o verso soggetti a loro riconducibili. Un'attività genuinamente diversa e verso clienti diversi non rientra nell'esclusione, ma va valutata caso per caso.
I contributi INPS sono più bassi per chi ha già un lavoro dipendente?
Nella Gestione separata sì, perché chi ha già un'altra copertura previdenziale obbligatoria versa il 24% invece del 26,07% (valori 2026). Per un'attività commerciale o artigiana il discorso è diverso e dipende dalla prevalenza dell'attività autonoma rispetto al lavoro dipendente.
Un dipendente pubblico ha bisogno di un'autorizzazione per aprire la partita IVA?
Se lavora a tempo pieno, o a tempo parziale oltre il 50%, di regola non può esercitare un'attività d'impresa o professionale abituale, e l'autorizzazione riguarda solo gli incarichi occasionali. Con un part time non oltre il 50% l'attività è invece possibile, in assenza di conflitto di interessi. La verifica va fatta prima dell'apertura, non dopo aver iniziato a fatturare.
Strumenti utili
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