A fine novembre si paga la seconda rata dell'acconto sulle imposte del 2026, che di norma si calcola su quanto hai dichiarato per il 2025. La scadenza riguarda professionisti, forfettari e chi affitta immobili, che versano con il modello F24, e chi ha presentato il 730 con il sostituto d'imposta (il datore di lavoro o l'ente che paga la pensione), a cui la somma viene trattenuta.
Chi paga e come
Chi ha presentato il modello Redditi versa con F24 entro il 30 novembre 2026, un lunedì, quindi senza slittamenti. Chi ha il 730 con il sostituto non ha versamenti da fare, perché a novembre gli vengono trattenute la seconda o unica rata di acconto di IRPEF e cedolare secca indicate nel prospetto di liquidazione.
Per avere una trattenuta più bassa, oppure nessuna, la richiesta si fa per iscritto al sostituto entro il 10 ottobre, indicando sotto la tua responsabilità l'importo che ritieni dovuto (istruzioni al 730/2026). Il 10 ottobre 2026 è un sabato e le istruzioni prevedono lo slittamento al primo giorno feriale, cioè lunedì 12 ottobre, ma conviene non arrivare all'ultimo giorno e scrivere entro venerdì 9.
Quanto si paga
Con il metodo storico l'acconto è uguale all'importo che nella dichiarazione 2025 risulta come differenza fra l'imposta netta e le ritenute e i crediti (rigo RN34 del Redditi PF). Sotto 52 euro non è dovuto. Quando la prima rata non supera 103 euro l'acconto si versa in un'unica soluzione entro il 30 novembre. Per chi paga il 40% la soglia è 257,52 euro (indicata nelle istruzioni), per chi paga il 50% corrisponde a 206 euro (calcolo da 103 euro). Oltre queste soglie si versa in rate, con percentuali diverse secondo la posizione:
- professionisti e imprese con ISA (gli indici sintetici di affidabilità fiscale) e ricavi entro il limite dell'indice, forfettari e contribuenti esclusi dagli ISA: 50% a giugno o luglio e 50% a novembre;
- tutti gli altri, per esempio chi ha solo redditi da fabbricati: 40% e 60%.
Con un acconto complessivo di 10.640 euro, la seconda rata è di 5.320 euro con il 50% e di 6.384 euro con il 60%.
Per la cedolare secca sugli affitti le istruzioni al rigo LC2 indicano 40% e 60%. Per chi ha un'attività con ISA, la risoluzione n. 93/E del 12 novembre 2019 ha esteso alla cedolare la ripartizione 50% e 50%, e conviene verificare con lo Studio quale delle due si applica al tuo caso.
Nel modello F24 il secondo acconto si versa con i codici tributo:
- 4034, IRPEF, seconda rata o unica soluzione;
- 1791, imposta sostitutiva dei forfettari, seconda rata o unica soluzione;
- 1841, cedolare secca sulle locazioni, seconda rata o unica soluzione.
L'acconto dell'addizionale comunale (30%, codice 3843) non ha una rata di novembre e si versa con il saldo di giugno o luglio.
Versare meno con il metodo previsionale
Le istruzioni al modello Redditi prevedono che, se ti aspetti un'imposta più bassa per oneri da sostenere o redditi minori nel 2026, puoi calcolare gli acconti su quella minore imposta. La legge di bilancio 2026 ha portato dal 35% al 33% l'aliquota IRPEF sulla parte di reddito fra 28.000 e 50.000 euro, mentre l'acconto 2026 si calcola ancora sull'imposta 2025, che aveva il 35%.
Un professionista con ISA ha, in cifre tonde, un reddito imponibile di 40.000 euro sia nel 2025 sia nel 2026, e per semplicità non consideriamo detrazioni, addizionali e contributi. L'IRPEF 2025 è di 10.640 euro (6.440 sui primi 28.000 più 4.200 sui 12.000 successivi al 35%), quella 2026 di 10.400 euro (6.440 più 3.960 al 33%). A giugno ha versato il primo acconto di 5.320 euro. Con il metodo storico a novembre ne verserebbe altri 5.320, per un totale di 10.640. Con il metodo previsionale porta il totale a 10.400 e a novembre versa 5.080 euro.
La differenza è di 240 euro e riguarda la cassa e non l'imposta, perché con il metodo storico quei 240 euro risulterebbero a credito nella dichiarazione dell'anno prossimo. Con un reddito sotto 28.000 euro l'aliquota del 33% non cambia nulla.
Quando non conviene
Se l'imposta 2026 sarà uguale o più alta di quella del 2025, il metodo previsionale non porta vantaggi, e se l'imposta definitiva risulta più alta di quella prevista l'acconto versato è insufficiente e la differenza si regolarizza con il ravvedimento operoso, con sanzione e interessi. Per un anticipo di cassa di poche centinaia di euro il rischio spesso non vale il beneficio.
I forfettari non guadagnano dall'aliquota del 33%, perché la loro imposta sostitutiva non dipende dagli scaglioni IRPEF. Il metodo previsionale ha senso solo se i ricavi 2026 scendono, e chi si avvicina a 85.000 euro dovrebbe prima rifare i conti sulla permanenza nel regime, come spiegato nell'articolo sulle soglie di 85.000 e 100.000 euro.
Cosa non si può fare
Le istruzioni al modello Redditi prevedono la rateazione con gli interessi solo per il saldo e il primo acconto, con rate da chiudere entro il 16 dicembre, per cui il secondo acconto si versa per intero entro il 30 novembre. Nella Gazzetta Ufficiale fino al 3 ottobre 2026 non risulta alcun provvedimento che sposti il termine del 30 novembre o consenta di rateizzarlo, e conviene ricontrollare prima di versare. Se la scadenza viene saltata si può rimediare con il ravvedimento operoso.
Il secondo acconto in breve
- scadenza: lunedì 30 novembre 2026, con F24 per chi ha il Redditi e con trattenuta per chi ha il 730 con il sostituto;
- comunicazione al sostituto per ridurre la trattenuta: entro il 10 ottobre 2026 (sabato, con slittamento a lunedì 12 secondo le istruzioni), per iscritto;
- sotto 52 euro non è dovuto, in unica soluzione fino a 257,52 euro con il 40% e fino a 206 euro con il 50%;
- ISA, forfettari ed esclusi dagli ISA versano 50% e 50%, gli altri 40% e 60%;
- dal 2026 l'aliquota IRPEF fra 28.000 e 50.000 euro è del 33%, mentre l'acconto storico si basa sull'imposta 2025 al 35%;
- le istruzioni ammettono la rateazione solo per saldo e primo acconto.
Contenuto a scopo informativo, aggiornato al 5 ottobre 2026 sulla base delle istruzioni al modello Redditi persone fisiche 2026 (fascicolo 1 e fascicolo 3), delle istruzioni al modello 730/2026, dell'articolo 11 del TUIR come modificato dall'articolo 1, comma 3, della legge 30 dicembre 2025 n. 199 e dell'articolo 58 del decreto legge 124/2019, della risoluzione n. 93/E del 12 novembre 2019 e del relativo comunicato stampa dell'Agenzia delle Entrate. Nella Gazzetta Ufficiale fino al 3 ottobre 2026 non risultano provvedimenti di proroga o rateazione del secondo acconto 2026. Importi, termini e comportamenti amministrativi possono variare in base alla tua situazione, per cui conviene verificare la tua posizione con lo Studio prima di procedere. Non sostituisce un parere professionale.