Il comunicato del Consiglio dei ministri n. 195 del 28/10/2026 dice che la soglia per l'accesso al regime forfettario ai fini delle imposte sui redditi passa da 85.000 a 100.000 euro, e che ai fini dell'esenzione dall'IVA la soglia resta a 85.000 euro, in attesa dell'autorizzazione dell'Unione europea. Si tratta di un disegno di legge, che deve essere esaminato da Camera e Senato e può cambiare strada facendo, e al 30/10/2026 il testo articolato non è ancora disponibile, per cui non conosciamo né gli articoli né la decorrenza. Quello che segue si basa sul comunicato, e dove aggiungiamo una lettura nostra lo diciamo.
Cosa prevede la legge oggi
Per applicare il forfettario nell'anno bisogna aver conseguito nell'anno precedente ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 85.000 euro (articolo 1, comma 54, lettera a), della legge 190/2014). Chi supera 85.000 euro restando entro 100.000 euro esce dal regime dall'anno successivo, mentre chi supera 100.000 euro esce dall'anno stesso e deve applicare l'IVA dall'operazione che fa superare il limite (comma 71). Il quadro completo, con esempi e adempimenti, è nell'articolo che abbiamo dedicato alle due soglie del forfettario, che resta valido finché la proposta non diventa legge.
Cosa prevede la proposta
- la soglia di accesso al regime ai fini delle imposte sui redditi passerebbe da 85.000 a 100.000 euro;
- ai fini dell'esenzione dall'IVA la soglia resterebbe a 85.000 euro, in attesa dell'autorizzazione dell'Unione europea;
- il comunicato non parla di variazioni dell'imposta sostitutiva, del 15% e del 5% nei primi cinque periodi d'imposta, né dei limiti sulle spese di lavoro e sui redditi da lavoro dipendente.
Il punto aperto, due soglie diverse
Il comunicato non spiega cosa accadrebbe a chi incassa fra 85.000 e 100.000 euro. La lettura che ci pare più naturale, ma che va confermata sul testo, è che questi contribuenti restino nel forfettario per le imposte sui redditi e paghino l'imposta sostitutiva, mentre per l'IVA perdano l'esenzione e debbano applicare le regole ordinarie.
Prendiamo Mario Rossi, nome di fantasia, consulente con coefficiente di redditività del 78% che incassa 92.000 euro. Con le regole di oggi esce dal forfettario il 1° gennaio dell'anno successivo. Con la proposta, letta nel modo appena descritto, resterebbe a imposta sostitutiva, cioè 71.760 euro di reddito (92.000 per 78%) e 10.764 euro di imposta con l'aliquota del 15% (prima della deduzione dei contributi previdenziali), ma le sue fatture dovrebbero portare l'IVA. Un compenso di 1.000 euro diventerebbe 1.220 euro con l'aliquota ordinaria del 22%, un costo vero per i clienti privati che non detraggono, mentre le imprese e i professionisti clienti in genere l'IVA la detraggono e ne risentirebbero poco.
Dovrebbe inoltre tenere registri, liquidare e versare l'IVA e presentare la dichiarazione annuale, ma potrebbe detrarre l'IVA sugli acquisti.
Restano da chiarire diversi punti, e conviene aspettare il testo prima di trarre conclusioni. Non sappiamo se il comma 71 cambierebbe, cioè se resterebbe l'uscita immediata oltre 100.000 euro oppure se il limite si sposterebbe, non sappiamo da quale anno si applicherebbe la nuova soglia, né se la riduzione contributiva del 35% per artigiani e commercianti seguirebbe la nuova soglia.
Cosa conviene fare adesso
Per i redditi e gli incassi del 2026 valgono le regole in vigore, e chi quest'anno supera 85.000 euro di incassi restando entro 100.000 euro, con le regole di oggi, passa al regime ordinario dal 1° gennaio 2027. Spostare gli incassi o le fatture di fine anno contando sulla proposta sarebbe prematuro, perché se la norma cambia o slitta il rischio ricade su chi ha deciso in anticipo. La cosa utile è sapere già adesso a che punto si è con gli incassi del 2026, in modo da avere i numeri pronti quando il testo sarà definitivo, e per questo il nostro simulatore del regime forfettario permette di fare i conti.
Chi invece sta pensando di aprire la partita IVA o di scegliere il regime per il 2027 può ragionare su due scenari, quello con le regole attuali e quello con la soglia a 100.000 euro, senza dare per acquisito il secondo.
Le altre due misure del comunicato
L'aliquota IRPEF del 33% verrebbe estesa ai redditi fino a 55.000 euro. Oggi le aliquote sono del 23% fino a 28.000 euro, del 33% fino a 50.000 euro e del 43% oltre, per cui il vantaggio sarebbe di 500 euro l'anno da 55.000 euro di reddito in su (5.000 euro per dieci punti di differenza), salvo correttivi che il comunicato non menziona. Non riguarda chi resta nel forfettario, che paga l'imposta sostitutiva, ma chi esce dal regime e chi ha altri redditi.
Sugli affitti a canone concordato la cedolare secca scenderebbe dal 10% al 5%, e all'1% per i contratti con conduttori fino a 35 anni, e verrebbe estesa agli immobili commerciali. Oggi la cedolare riguarda in generale gli immobili abitativi (salvo i negozi locati nel 2019), con aliquota del 21% e del 10% per i canoni concordati nei comuni ad alta tensione abitativa (articolo 3 del decreto legislativo 23/2011). Per gli immobili commerciali il comunicato non indica né l'aliquota né le condizioni, e anche su questo servirà il testo.
Contenuto a scopo informativo, aggiornato al 30/10/2026 sulla base del comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 195 del 28/10/2026 e dell'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014 n. 190 nel testo vigente. Le misure descritte sono contenute in un disegno di legge non ancora pubblicato nel testo articolato né approvato dal Parlamento, e possono cambiare o non essere approvate. Importi, soglie e termini possono variare in base alla tua posizione e a provvedimenti successivi: verifica sempre la tua situazione con lo Studio prima di procedere. Non sostituisce un parere professionale.