Chi ha un fondo pensione, o pensa di aprirne uno, può ridurre l'IRPEF del 2026 con i versamenti fatti entro la fine dell'anno. Interessa i lavoratori dipendenti, i professionisti, le ditte individuali e chi ha redditi da affitto tassati con l'IRPEF ordinaria. Sui simulatori del Ministero del Lavoro per stimare la pensione futura abbiamo scritto in un altro articolo, questo riguarda il risparmio d'imposta.
Il limite annuo e cosa vi rientra
I contributi ai fondi pensione si deducono dal reddito complessivo, cioè si sottraggono prima di calcolare l'IRPEF, entro un limite annuo. La legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, articolo 1, comma 201) ha portato il limite da 5.164,57 a 5.300 euro, modificando l'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 252/2005. La legge parla di periodo d'imposta 2026, ma un'altra disposizione della stessa legge fa partire le novità dal 01/07/2026, e l'Agenzia delle Entrate non ha ancora chiarito come si concilino le due date. La differenza in gioco è al massimo di 135,43 euro di deduzione.
Nel limite rientrano i contributi versati dal lavoratore, quelli versati dal datore di lavoro e quelli versati per i familiari fiscalmente a carico, per la parte che i familiari non deducono da soli (la deduzione spetta prima al titolare della posizione). Il TFR destinato al fondo non entra nel conto dei 5.300 euro, perché la norma parla solo di contributi e il TFR trasferito al fondo non è un onere deducibile.
Quanto si risparmia di imposta
La deduzione riduce il reddito, quindi vale l'aliquota IRPEF dello scaglione di chi versa, cioè 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Un versamento di 5.300 euro, con un reddito che resta sopra i 50.000 euro anche dopo la deduzione, riduce l'IRPEF di 2.279 euro. Con un reddito che resta fra 28.000 e 50.000 euro prima e dopo, il risparmio è di 1.749 euro, e con un reddito sotto i 28.000 euro è di 1.219 euro, in tutti i casi senza contare le addizionali regionale e comunale. Gli importi sono un esempio con cifre tonde e dipendono dal reddito complessivo di ciascuno.
Perché il 31 dicembre
Conta l'anno in cui il contributo è stato versato, e la parte di limite che non si usa nell'anno non si recupera in quelli successivi. Chi vuole sfruttare il limite del 2026 deve quindi versare entro il 31/12/2026, che cade di giovedì. La norma non dice se per un bonifico conti la data dell'ordine o quella dell'accredito al fondo, quindi conviene non ridursi agli ultimi giorni di dicembre.
Se si versa più del limite
Il contributo che supera il limite, o che per qualunque motivo non è stato dedotto, va comunicato al fondo entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello del versamento, o prima se nel frattempo matura il diritto alla prestazione (per i versamenti del 2025, entro il 31/12/2026). Quella parte non viene tassata quando il fondo paga la prestazione, perché le somme già tassate sono escluse dalla base imponibile.
Chi è alla prima occupazione dal 01/01/2007
Chi ha iniziato a lavorare dal 01/01/2007 e non aveva alcuna posizione contributiva a quella data può dedurre di più dopo i primi 5 anni di partecipazione a un fondo. Nei 20 anni successivi può dedurre, oltre al limite ordinario, i contributi deducibili nei primi 5 anni e non versati, con un extra annuo che la legge di bilancio 2026 fissa a metà del limite, cioè 2.650 euro se il limite di 5.300 euro vale per tutto il 2026, per un totale massimo di 7.950 euro l'anno. Fino al 2025 i valori erano 2.582,29 e 7.746,86 euro. Per chi ha il quinquennio a cavallo del 2026 non c'è ancora una indicazione dell'Agenzia, e il calcolo conviene farlo caso per caso.
Dove si indica nella dichiarazione
Nel 730 la deduzione si indica nei righi da E27 a E30, e in Redditi Persone fisiche nei righi da RP27 a RP30. Il rigo 27 è per i contributi ordinari, il 28 per i lavoratori di prima occupazione dal 2007, il 29 per i fondi in squilibrio finanziario e il 30 per i familiari a carico. I contributi versati tramite il datore di lavoro e già dedotti in busta paga risultano nella Certificazione Unica, e i righi non vanno compilati se il punto 413 della CU è vuoto e non ci sono versamenti diretti. Questi righi sono quelli delle istruzioni 2026, che riguardano i versamenti del 2025. I modelli per i versamenti del 2026 non sono ancora stati pubblicati e dovrebbero riportare il nuovo limite.
I forfettari
La deduzione si fa dal reddito complessivo, e nel reddito complessivo il reddito soggetto alla sostitutiva del regime forfettario non entra (lo dicono le istruzioni di Redditi Persone fisiche 2026). Chi ha solo il reddito forfettario non trova quindi un reddito da ridurre, e il versamento al fondo non abbassa l'imposta sostitutiva. Anche gli affitti in cedolare secca restano fuori dal reddito complessivo, per cui non servono a dedurre. Chi ha anche altri redditi soggetti a IRPEF, per esempio da lavoro dipendente, da pensione o da fabbricati non in cedolare secca, deduce da quelli. Le somme versate e non dedotte, se comunicate al fondo, non vengono tassate quando si incassa la prestazione.
Quando non conviene
La deduzione vale quanto l'aliquota del proprio scaglione, quindi vale meno a chi ha un reddito basso, e non serve a chi non ha IRPEF da ridurre (per esempio perché le detrazioni la azzerano). Il denaro versato resta nel fondo fino alla pensione, salvo le anticipazioni e i riscatti che la legge consente in alcuni casi, e chi pensa di averne bisogno nei prossimi anni dovrebbe valutarlo prima di versare solo per ridurre l'imposta.
La tassazione quando si incassa
Sulla parte imponibile della prestazione il fondo applica una ritenuta del 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, con una riduzione massima di 6 punti. L'aliquota minima è quindi il 9%, che si raggiunge con 35 anni di partecipazione. La quota che si può riscuotere in capitale resta il 50% del montante, perché il 60% previsto dalla legge di bilancio dal 01/07/2026 è stato riportato al 50% dal decreto-legge 62/2026, convertito dalla legge 112/2026. Le anticipazioni per l'acquisto della prima casa e per altre esigenze sono tassate al 23%, e non vanno confuse con la prestazione.
Le novità del 2026 per i lavoratori
Dal 01/07/2026 chi è assunto per la prima volta nel settore privato (esclusi i lavoratori domestici) aderisce in automatico a un fondo pensione, con il conferimento dell'intero TFR, e ha 60 giorni dall'assunzione per rinunciare o scegliere un altro fondo. L'adesione automatica non cambia le regole della deduzione.
Le cifre e le date da tenere
- limite di deduzione dal periodo d'imposta 2026: 5.300 euro l'anno (era 5.164,57), con la decorrenza sull'intero 2026 ancora da chiarire;
- aliquote IRPEF 2026 per valutare il risparmio: 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000 euro, 43% oltre;
- versamento effettuato entro il 31/12/2026, meglio senza aspettare gli ultimi giorni;
- 31/12/2026: termine per comunicare al fondo i contributi del 2025 non dedotti;
- dal 01/07/2026 adesione automatica dei neoassunti, con rinuncia entro 60 giorni.
Contenuto a scopo informativo, sulla base degli articoli 8, 11 e 14 del decreto legislativo 252/2005, dell'articolo 10, comma 1, lettera e-bis), del TUIR, dell'articolo 11 del TUIR e dell'articolo 1, commi 201-205, della legge 199/2025, nel testo vigente al 03/11/2026, dell'articolo 16-ter del decreto-legge 62/2026 convertito dalla legge 112/2026 e delle istruzioni ai modelli 730 e Redditi Persone fisiche 2026. Gli esempi usano cifre di fantasia e non tengono conto delle addizionali. Importi e regole possono variare in base alla tua posizione e a provvedimenti successivi. Per i casi singoli conviene una verifica sulla propria posizione. Non sostituisce un parere professionale.