Chi si chiede se aderire a un fondo pensione, e il datore di lavoro che vuole capire quanto gli costa il TFR versato ai fondi, da metà ottobre possono partire da un simulatore pubblico. Il 14/10/2026 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato sul suo Portale della previdenza complementare due strumenti realizzati con Mefop. Il primo è pensato per i lavoratori, il secondo per le imprese, e per usarli basta inserire i propri dati dopo un codice di controllo.

Il Ministero precisa che i risultati non hanno valore di certificazione e non sono attestazioni ufficiali. Sono stime orientative, che dipendono dai dati inseriti e dalle ipotesi di calcolo del modello, e servono per farsi un'idea e confrontare più scenari prima di decidere sulla propria posizione.

Il simulatore per i lavoratori

Il simulatore della pensione futura chiede l'età, lo stipendio annuo lordo, da quando si lavora e quanto si pensa di versare al fondo. Con questi dati stima da quando si potrà andare in pensione, l'importo della pensione pubblica, quello della rendita del fondo complementare e la distanza fra l'ultimo reddito e l'assegno. I parametri si possono cambiare, per esempio per vedere che cosa succede aumentando il versamento mensile o destinando al fondo anche il TFR.

Dato che parte dallo stipendio lordo, il simulatore ragiona sul lavoro dipendente. Chi lavora con partita IVA può usarlo per avere un ordine di grandezza della rendita integrativa, tenendo presente che la sua pensione pubblica dipende dalla cassa o dalla gestione a cui versa i contributi obbligatori.

Il simulatore per le imprese

Quando il TFR dei dipendenti va a un fondo pensione, l'azienda perde liquidità, perché quelle somme escono ogni mese invece di restare in cassa fino alla fine del rapporto di lavoro. L'articolo 10 del decreto legislativo 252/2005 compensa in parte questa perdita con tre misure:

  • una deduzione dal reddito d'impresa pari al 4% del TFR destinato ogni anno ai fondi pensione e al Fondo di Tesoreria dell'INPS, che sale al 6% per le imprese con meno di 50 addetti;
  • l'esonero dal contributo al Fondo di garanzia del TFR, nella stessa percentuale del TFR conferito;
  • una riduzione degli oneri impropri sul costo del lavoro, nei limiti fissati dalla legge.

Il simulatore delle misure compensative chiede il numero di dipendenti in forza nel 2006 (o nel primo anno solare di attività, se successivo), il TFR destinato ai fondi e se l'imponibile fiscale dell'impresa è abbastanza capiente da assorbire le agevolazioni, e restituisce l'importo delle tre misure. Le imprese che non versano al Fondo di Tesoreria possono anche confrontare il costo di un prestito bancario che sostituisca la liquidità uscita con il costo della rivalutazione del TFR tenuto in azienda, e calcolare quanto costa al netto delle imposte un eventuale contributo del datore di lavoro al fondo.

Una Srl con meno di 50 addetti che in un anno destina ai fondi 20.000 euro di TFR deduce 1.200 euro (il 6%), che con l'IRES al 24% valgono 288 euro di imposta in meno, a cui si somma l'esonero dal contributo al Fondo di garanzia. Sono importi inferiori alla liquidità che esce, e il simulatore serve a mettere i due numeri uno accanto all'altro.

La deduzione del 4% o del 6% la norma la riconosce sul reddito d'impresa. Lo studio professionale individuale o associato con dipendenti, che produce reddito di lavoro autonomo, da una lettura del testo non ne beneficia, mentre l'esonero dal contributo al Fondo di garanzia è riferito al datore di lavoro senza distinzioni. Chi usa il simulatore da professionista farebbe bene a non contare sulla voce della deduzione.

Dal 01/07/2026 i neoassunti aderiscono in automatico

La legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, articolo 1, commi 204 e 205) ha cambiato le regole per chi viene assunto per la prima volta nel settore privato, esclusi i lavoratori domestici. Dal 01/07/2026 questi lavoratori aderiscono automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto collettivo applicato in azienda o, se il contratto non lo prevede, alla forma residuale individuata con decreto del Ministero, con il conferimento dell'intero TFR. Entro 60 giorni dalla prima assunzione possono rinunciare e scegliere un altro fondo oppure tenere il TFR in azienda, e la scelta si può revocare anche in seguito.

Chi non è alla prima assunzione e ha già un fondo a cui ha destinato il TFR, entro 60 giorni indica al nuovo datore di lavoro il fondo a cui versare il TFR che matura, e in mancanza di indicazioni scatta l'adesione automatica. Secondo il Ministero, in questo caso non si può più tenere il TFR in azienda, salvo che la posizione nel vecchio fondo sia stata riscattata per intero.

Per il datore di lavoro cambia la procedura di assunzione. Al nuovo assunto va consegnata un'informativa sugli accordi collettivi, sul meccanismo automatico, sul fondo di destinazione e sulle scelte possibili, e il datore tiene agli atti la dichiarazione firmata dal lavoratore, che ne riceve una copia. Se nei 60 giorni il lavoratore non sceglie, il datore comunica l'adesione al fondo e dal mese successivo inizia i versamenti, che comprendono anche quanto maturato dalla data di assunzione.

Le imprese con almeno 50 addetti versano già il TFR non destinato ai fondi al Fondo di Tesoreria dell'INPS. Dal 2026 l'obbligo riguarda anche chi raggiunge quella soglia negli anni successivi all'inizio dell'attività (per il 2026 e il 2027 solo con una media annua di almeno 60 addetti), e dal 2032 la soglia scende a 40 addetti. Nelle imprese più piccole il TFR non destinato ai fondi resta in azienda.

Quanto deduce chi versa a un fondo pensione

I contributi versati a un fondo pensione si deducono dal reddito complessivo entro un limite annuo che la legge di bilancio ha portato da 5.164,57 a 5.300 euro, e nel limite rientrano sia i versamenti del lavoratore sia quelli del datore di lavoro. La norma parla del periodo d'imposta 2026, ma la legge di bilancio fa partire la modifica dal 01/07/2026 e su come si applichi a tutto l'anno non ci sono ancora chiarimenti. Per un professionista con un reddito che resta sopra i 50.000 euro anche dopo la deduzione, un versamento di 5.300 euro vale 2.279 euro di IRPEF in meno (al 43%); se il reddito resta fra 28.000 e 50.000 euro sia prima sia dopo la deduzione, il risparmio è di 1.749 euro (al 33%), addizionali escluse.

Chi è nel regime forfettario deve invece verificare se e come la deduzione si applica alla sua situazione, perché il reddito forfettario segue regole proprie. A questi aspetti dedicheremo un prossimo articolo.

Le date da tenere

  • 14/10/2026: online i due simulatori sul Portale della previdenza complementare del Ministero del Lavoro;
  • dal 01/07/2026: adesione automatica al fondo pensione per chi è assunto per la prima volta nel settore privato;
  • entro 60 giorni dall'assunzione: rinuncia all'adesione automatica o indicazione del fondo da parte del lavoratore;
  • periodo d'imposta 2026: limite di deducibilità dei contributi ai fondi pensione a 5.300 euro annui (applicazione all'intero anno da confermare).
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Contenuto a scopo informativo. Si basa sui comunicati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 01/07/2026 e del 14/10/2026, sulle pagine dei simulatori sul Portale della previdenza complementare, sugli articoli 8 e 10 del decreto legislativo 252/2005 nel testo vigente, sull'articolo 1, commi 201-205, della legge 199/2025, sull'articolo 1, comma 756, della legge 296/2006 e sugli articoli 10, 11 e 77 del TUIR. Aggiornato il 26/10/2026. Importi e regole possono variare in base alla tua posizione e a provvedimenti successivi: verifica sempre la tua situazione con lo Studio prima di procedere. Non sostituisce un parere professionale.