Chiudendo il bilancio 2025 capita di accorgersi che nel 2024 un costo non è stato registrato, o che un ricavo è finito nell'anno sbagliato. La correzione si fa nei conti, ma resta da capire dove si deduce il costo e se la dichiarazione del 2024 va rifatta. Con il Redditi 2026 in scadenza il 2 novembre 2026 la domanda si pone a molte società di capitali (Srl, SpA, cooperative), e dal 2025 la risposta è cambiata, perché in molti casi la strada semplice non c'è più.
Che cosa valeva prima
Con l'articolo 8 del decreto-legge 73/2022 la correzione poteva avere rilevanza fiscale nell'esercizio in cui veniva contabilizzata, per le società che applicano ai fini fiscali i criteri dei principi contabili (la cosiddetta derivazione rafforzata, esclusa per le micro-imprese che non hanno scelto il bilancio ordinario) e sottopongono il bilancio a revisione legale dei conti. Il costo dimenticato nel 2024 si deduceva quindi nel 2025, senza presentare una dichiarazione integrativa per il 2024. Valeva sia per l'IRES sia per l'IRAP.
Che cosa è cambiato
Il decreto legislativo 192 del 18 dicembre 2025 (articolo 4) ha tolto dall'articolo 83 del TUIR i periodi che prevedevano quel meccanismo e ha inserito il comma 1-ter, con una disposizione analoga per l'IRAP nell'articolo 5, comma 5-bis, del decreto legislativo 446/1997. Le nuove regole si applicano alle correzioni rilevate nei bilanci degli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2025 (articolo 7, comma 2, dello stesso decreto), per cui un'impresa con esercizio coincidente con l'anno solare le applica già al bilancio 2025.
La correzione ha effetto fiscale nell'anno in cui viene registrata solo se ricorrono tutte queste condizioni (il testo del comma 1-ter non richiama più la derivazione rafforzata):
- il bilancio della società è sottoposto obbligatoriamente a revisione legale dei conti;
- l'errore è diverso da quelli iscritti in bilancio come rilevanti;
- la correzione avviene entro la data di approvazione del bilancio dell'esercizio successivo a quello dell'errore e, comunque, prima dell'inizio di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività di accertamento di cui la società ha avuto formale conoscenza;
- per l'IRAP, il valore della produzione netta non è negativo né nell'anno della correzione né nell'anno in cui l'elemento andava rilevato, anche senza considerare l'elemento stesso.
Per un errore del 2024 il termine è dunque l'approvazione del bilancio 2025, dopo la quale la strada è chiusa anche per chi ha il revisore. Ditte individuali e società di persone non hanno di regola la revisione legale obbligatoria e restano fuori dal meccanismo.
Quando serve la dichiarazione integrativa
Negli altri casi la correzione fa il percorso lungo, come ha spiegato l'Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello 89 del 31 marzo 2026, relativa a un costo del 2024 non contabilizzato e corretto nel bilancio 2025 come errore che la società aveva qualificato come rilevante (l'Agenzia non ha valutato la qualificazione). Il costo corretto nel 2025 non ha rilevanza fiscale nel 2025, e la società deve presentare una dichiarazione integrativa a favore per il 2024, sia per l'IRES sia per l'IRAP, entro i termini di decadenza dell'accertamento (articolo 2, comma 8, del DPR 322/1998).
La nozione di errore rilevante viene dall'OIC 29, il principio contabile che disciplina la correzione degli errori. Secondo il paragrafo 46 è rilevante l'errore che può influenzare, da solo o insieme ad altri, le decisioni economiche di chi usa il bilancio, e la valutazione dipende da dimensione e natura dell'errore. Secondo il paragrafo 48 gli errori rilevanti di esercizi precedenti si correggono sul saldo di apertura del patrimonio netto, mentre quelli non rilevanti passano dal conto economico dell'esercizio in cui li si individua.
Per chi non rientra nel comma 1-ter, in base alle indicazioni date dall'Agenzia sul regime ordinario, un costo corretto passando dal conto economico 2025 andrebbe ripreso con una variazione in aumento nella dichiarazione del 2025 (Redditi 2026), e la deduzione si recupera con l'integrativa per il 2024.
Il maggior credito che emerge dall'integrativa per il 2024 si riporta nella dichiarazione per il 2025 (Redditi SC 2026) e si può usare in compensazione, come ha indicato l'Agenzia nella risposta 89. Per gli errori di competenza la legge non applica il limite previsto per le integrative tardive (articolo 2, comma 8-bis, del DPR 322/1998).
Un esempio con i numeri
Una Srl scopre nel marzo 2026 di non aver registrato nel 2024 una consulenza di 30.000 euro di competenza di quell'anno, e nel 2024 aveva reddito imponibile sufficiente. Con l'aliquota IRES del 24% la deduzione vale 7.200 euro, oltre all'effetto sull'IRAP. Nei tre casi che seguono, a parità di aliquota e con reddito capiente, l'importo è lo stesso e cambia il modo di ottenerlo.
- Srl con revisione obbligatoria ed errore non rilevante, corretto nel bilancio 2025 prima dell'approvazione e prima di eventuali verifiche: il costo si deduce nel 2025, con 7.200 euro di minore IRES nel Redditi 2026, senza integrativa.
- Stessa Srl con revisione ed errore di importo tale da essere rilevante: integrativa a favore del 2024, con credito di 7.200 euro da compensare.
- Srl senza obbligo di revisione, anche con errore piccolo: integrativa a favore del 2024, con lo stesso credito, e il costo passato dal conto economico 2025 andrebbe ripreso con una variazione in aumento nel Redditi 2026.
L'integrativa richiede un secondo dichiarativo, con le verifiche di coerenza sul 2024, e allunga la pratica. Se nel 2025 la società applica l'IRES premiale (aliquota del 20% per chi rispetta le condizioni di accantonamento, investimenti e occupazione, articolo 1, commi da 436 a 439, della legge 207/2024), la deduzione nel 2025 può valere 6.000 euro invece di 7.200 (30.000 euro per 20%), mentre l'integrativa per il 2024 resta a 7.200 euro con l'aliquota del 24%.
Sanzioni e annualità coinvolte
Se il costo dimenticato si recupera con un'integrativa tutta a favore, per l'Agenzia non c'è sanzione (la risposta 89 richiama su questo la risoluzione 82/E del 2020). Se invece una dichiarazione risulta infedele perché un componente è finito nell'anno sbagliato, la sanzione si applica, ma la legge la riduce di un terzo per gli errori di sola competenza (purché il componente positivo sia già stato tassato nell'anno accertato o in uno precedente). La sanzione è di 250 euro quando l'Erario non ha subito danni (articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 471/1997), e il ravvedimento operoso (articolo 13 del decreto legislativo 472/1997) la riduce ancora.
Un ricavo di competenza del 2024 contabilizzato nel 2025, per esempio, porta a un'integrativa a sfavore per il 2024. Se l'integrativa corregge errori in entrambi i sensi e si chiude a credito, la risposta 89 richiama la sanzione dell'articolo 8 del decreto legislativo 471/1997, da 250 a 2.000 euro. Più annualità e più imposte (IRES, IRAP, a volte il consolidato) significano più dichiarazioni da rifare e più calcoli da far tornare tra loro. Sul funzionamento del ravvedimento c'è l'articolo sul ravvedimento operoso.
Il termine di accertamento riparte solo su quanto si corregge
Presentare l'integrativa non rimette in discussione l'intera dichiarazione, perché fino al 31 dicembre 2026 l'articolo 1, comma 640, lettera b), della legge 190/2014 fa decorrere i termini di accertamento dalla presentazione dell'integrativa, limitatamente agli elementi corretti. La stessa regola passa dal 1° gennaio 2027 nell'articolo 293 del testo unico degli adempimenti e dell'accertamento (decreto legislativo 141/2026). Conviene comunque conservare i documenti che provano la competenza dell'anno corretto, dalle fatture alle lettere di incarico.
Dal 2027 cambia il numero dell'articolo
Dal 1° gennaio 2027 il TUIR è sostituito dal nuovo testo unico (decreto legislativo 117/2026), dove la regola del comma 1-ter diventa il comma 3 dell'articolo 92. Anche dal 2027 l'integrativa resta regolata dal DPR 322/1998, che il nuovo testo unico su adempimenti e accertamento lascia in vigore.
Quando la correzione nel bilancio non basta
Quando l'errore è rilevante, oppure la società non ha la revisione obbligatoria, la correzione nel bilancio non sistema le imposte e il costo dimenticato resta senza effetto fiscale finché non si rifà la dichiarazione. Il modo più economico di evitare tutto questo è chiudere bene il bilancio la prima volta, con fatture da ricevere, ratei e debiti verso i consulenti verificati prima dell'approvazione.
Le date da tenere
- correzione con effetto immediato: entro l'approvazione del bilancio dell'esercizio successivo a quello dell'errore e prima di accessi o verifiche;
- dichiarazione integrativa: entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione da correggere, quindi entro il 31 dicembre 2030 per la dichiarazione per il 2024 (Redditi 2025) presentata nel 2025.
Il termine di 5 anni è quello dell'articolo 43 del DPR 600/1973, che dal 1° gennaio 2027 passa nell'articolo 293 del decreto legislativo 141/2026.
Contenuto a scopo informativo, sulla base dell'articolo 83 del TUIR nel testo vigente, dell'articolo 8 del decreto-legge 73/2022, degli articoli 4 e 7 del decreto legislativo 18 dicembre 2025 n. 192, dell'articolo 5 del decreto legislativo 446/1997, dell'articolo 2 del DPR 322/1998, dell'articolo 43 del DPR 600/1973, dell'articolo 1, comma 640, della legge 190/2014, dell'articolo 1, commi da 436 a 439, della legge 207/2024, degli articoli 1 e 8 del decreto legislativo 471/1997, dell'articolo 13 del decreto legislativo 472/1997, dell'OIC 29, degli articoli 92 e 377 del decreto legislativo 117/2026, dell'articolo 293 del decreto legislativo 141/2026, della risposta a interpello dell'Agenzia delle Entrate n. 89 del 2026 e della risoluzione 82/E del 2020 come richiamata dalla stessa. Aggiornato il 2 novembre 2026. Importi e termini possono variare in base alla tua posizione e a provvedimenti successivi. Verifica sempre la tua situazione con lo Studio prima di procedere. Non sostituisce un parere professionale.